Frid_AI_news #031 (07/02/2025)
Alla scoperta delle norme dedicate all’intelligenza artificiale
140 + 2 (pagine) per uno (articolo)
L’articolo 5 dell’AI Act, applicabile, tra l’altro, da domenica scorsa 2 febbraio, proibisce:
- sistemi manipolatori e ingannevoli, che impiegano tecniche subliminali e manipolative con l’intento di distorcere il comportamento delle persone, provocando danni
- sistemi che sfruttano vulnerabilità dovute all’età, disabilità o particolari condizioni economiche e sociali distorcendo i comportamenti delle persone e, anche qui, causano danni
- sistemi di social scoring che attribuiscono punteggi sociali valutando e classificando le persone in relazione ai loro comportamenti e determinando conseguenze dannose o sfavorevoli
- sistemi predittivi di reati che valutino la possibilità che le persone commettano reati basati sulla profilazione o sulle caratteristiche personali
- sistemi di scraping non mirato per sviluppare database di riconoscimento facciale
- sistemi per il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro o nelle scuole
- sistemi di categorizzazione biometrica delle persone in relazione a fattori come razza, convinzioni politiche o filosofiche, orientamento sessuale, ecc.
- sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale in spazi accessibili al pubblico.
Per chiarire meglio l’articolo la Commissione Europea ha pubblicato una bozza di indicazioni di ben 140 pagine.

Lo scopo è quello di “accrescere la chiarezza giuridica e fornire approfondimenti sull’interpretazione … dei divieti, … al fine di garantirne un’applicazione coerente, efficace e uniforme.”
Abbiamo già una messe di Linee Guida, Opinion, Pareri e approfondimenti che si susseguono, ad esempio, sui temi “privacy” (prima il WP 29, oggi l’EDPB, le singole Autorità, che non di rado dicono cose differenti…).
Se questo modus operandi si replicherà con il Regolamento sull’intelligenza artificiale, saremo ancora una volta alle prese con una iperproduzione normativa accompagnata da una altrettanto elefantiaca produzione di Linee Guida, Opinion, Pareri.
Mi pare sia evidente come l’eccessiva produzione di norme e regolamenti e l’eccessivo dettaglio della regolazione compromettano la chiarezza e la semplicità d’uso delle disposizioni giuridiche.
Se poi parliamo di “argomenti” che già sono sentiti come “inutili”, “esagerati”, altamente burocratici e “noiosi”, non credo di andar molto lontano dal vero nel dire che, invece che “avvicinare” persone e aziende a temi assolutamente rilevanti, che andrebbero affrontati con attenzione e consapevolezza, il risultato sarà il solito: allontanarle da una compiuta comprensione di quanto sia necessario fare.
Per di più in un momento in cui l’Europa solo questo sembra saper fare: normare e regolare, mentre gli altri Paesi (a torto o a ragione), investono e volano in avanti.
Le regole sono essenziali per garantire ordine, affidabilità e sicurezza, ma questi non possono essere gli unici obiettivi.
Un sistema giuridico efficace deve saper bilanciare la necessità di regole chiare con la promozione dello sviluppo e del progresso.
Puntare solo sulla regolamentazione rischia di soffocare l’innovazione, la creatività e la crescita economica.
È necessario creare un ambiente normativo che, pur garantendo la certezza del diritto, lasci spazio alla sperimentazione, all’iniziativa privata e all’adattamento alle nuove sfide.
Servono regole snelle e flessibili, che favoriscano l’evoluzione e non la cristallizzazione del sistema.
Solo così il diritto può diventare un motore di progresso, anziché un freno.

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Per oggi abbiamo finito.
Ci vediamo la prossima settimana!
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